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LA PENSIONE NON SI PREPARA QUANDO MANCA POCO

Data pubblicazione: 02 novembre 2026

Autore: Roberta Siciliano

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LA PENSIONE NON SI PREPARA QUANDO MANCA POCO  Informarsi oggi fa la differenza domani.

“Alla pensione ci penserò quando sarà il momento.”

È una frase che ho sentito pronunciare molte volte.

Ed è comprensibile: quando si lavora, si hanno una famiglia, un mutuo, delle spese e tanti progetti da realizzare, la pensione sembra qualcosa di lontano.

Un appuntamento che arriverà, prima o poi, ma che oggi non richiede particolare attenzione.

Eppure, proprio questa distanza temporale rappresenta uno degli aspetti più importanti della pianificazione previdenziale.


Perché il tempo che ci separa dalla pensione non è soltanto un'attesa. È una risorsa che possiamo utilizzare per prepararci.


Quanto conosciamo davvero la nostra futura pensione?

Quando parliamo di pensione, tendiamo a concentrarci soprattutto su una domanda: a che età potrò smettere di lavorare?

È certamente una domanda importante, ma non è l'unica.

Ce n'è un'altra che merita altrettanta attenzione:


Quale reddito avrò a disposizione quando non lavorerò più?


Sono due aspetti diversi.

Conoscere la possibile data del pensionamento non significa necessariamente sapere quale sarà il proprio tenore di vita in quel momento.Il sistema previdenziale italiano si basa, per una parte crescente dei lavoratori, sul metodo contributivo: l'importo della pensione dipende dai contributi versati nel corso della vita lavorativa, dalla loro rivalutazione e dai coefficienti applicabili al momento del pensionamento.

Questo significa che il percorso professionale di ciascuno può incidere significativamente sul risultato finale.

Anni di lavoro discontinuo, periodi senza contribuzione, cambiamenti professionali, attività autonome o retribuzioni variabili possono influenzare la pensione futura.


Ecco perché non esiste una risposta uguale per tutti.

La prima cosa da fare non è necessariamente scegliere un investimento, ma conoscere la propria situazione previdenziale.


Il rischio di scoprirlo troppo tardi

Immaginiamo due persone che oggi hanno 40 anni.

Entrambe lavorano, hanno una famiglia e desiderano mantenere un buon livello di serenità economica anche dopo il pensionamento.

La prima decide di verificare la propria posizione contributiva, stimare la pensione futura e iniziare a valutare eventuali strumenti di integrazione.

La seconda preferisce rimandare. In fondo, mancano ancora molti anni.

A 60 anni, entrambe si pongono finalmente la stessa domanda: quello che riceverò sarà sufficiente?

La differenza non è necessariamente nella disponibilità economica iniziale.


È nel tempo che ciascuna ha avuto a disposizione per organizzarsi.


Chi ha iniziato prima ha potuto valutare diverse possibilità, distribuire gli eventuali accantonamenti nel tempo e modificare il proprio percorso al cambiare delle esigenze.


Chi affronta la questione soltanto negli ultimi anni potrebbe avere meno margine di intervento e dover destinare somme più elevate per perseguire lo stesso obiettivo.

Questo non significa che sia troppo tardi per intervenire.


Significa semplicemente che iniziare prima può offrire maggiore flessibilità.


Quanto conta davvero il tempo? Un esempio pratico


Facciamo un esempio semplice, senza ipotizzare rendimenti finanziari.


Una persona decide di destinare 150 euro al mese a un progetto di risparmio previdenziale.

Se mantiene questo impegno per 25 anni, avrà accantonato complessivamente 45.000 euro.

Se invece inizia soltanto 10 anni prima della pensione, con lo stesso importo mensile avrà accantonato 18.000 euro.


La differenza è di 27.000 euro, considerando esclusivamente i versamenti effettuati, senza rendimenti, costi o effetti fiscali.Naturalmente, un investimento effettivo può avere risultati diversi, anche negativi, in funzione degli strumenti utilizzati e dell'andamento dei mercati.


Ma questo esempio mette in evidenza un principio fondamentale:

La continuità e il tempo possono incidere in modo significativo sulla costruzione di un capitale destinato al futuro.


E soprattutto, iniziare per tempo può consentire di perseguire un obiettivo attraverso un impegno mensile più sostenibile rispetto a quello necessario negli ultimi anni di attività.


La pensione pubblica è soltanto una parte del ragionamento

Quando si parla di pianificazione previdenziale, non bisogna commettere l'errore di considerare la pensione pubblica e le altre risorse finanziarie come due mondi separati.


La domanda corretta non è semplicemente: quanto prenderò di pensione?

È piuttosto:

Di quali risorse avrò bisogno per vivere come desidero?


Le esigenze possono essere molto diverse.

C'è chi immagina una pensione tranquilla, con spese contenute e una casa di proprietà.

Chi desidera viaggiare, aiutare economicamente figli e nipoti o dedicarsi ad attività che durante la vita lavorativa ha dovuto rimandare.

Chi potrebbe avere ancora un mutuo da sostenere.E chi, invece, vuole semplicemente sapere di poter affrontare gli imprevisti senza compromettere la propria serenità.


Per questo motivo, una buona pianificazione deve partire dalla vita reale, non soltanto dai numeri.

Occorre considerare il reddito futuro stimato, le spese prevedibili, il patrimonio già disponibile, gli eventuali impegni familiari e la capacità di risparmio attuale.

Soltanto dopo aver analizzato questi elementi diventa possibile valutare se esista un divario tra le risorse attese e quelle desiderate.


Previdenza complementare: una possibilità da conoscere


Tra gli strumenti che possono contribuire a integrare la pensione pubblica rientra la previdenza complementare.

I fondi pensione e le altre forme pensionistiche previste dalla normativa consentono di destinare contributi alla costruzione di una posizione previdenziale individuale, secondo regole specifiche.

Per alcune categorie di lavoratori può essere rilevante anche la scelta relativa al trattamento di fine rapporto, il TFR.

Sono decisioni che meritano attenzione perché coinvolgono diversi aspetti: l'orizzonte temporale, la propensione al rischio, le caratteristiche delle forme pensionistiche, i costi, le condizioni di accesso alle prestazioni e il trattamento fiscale previsto dalla normativa.

La previdenza complementare può offrire agevolazioni fiscali nei limiti e alle condizioni stabiliti dalla legge, ma non rappresenta automaticamente la soluzione migliore per chiunque.


Uno strumento finanziario deve essere valutato in funzione della persona, non il contrario.

È importante comprendere cosa si sottoscrive, quali vincoli esistono e quale ruolo quello strumento possa avere all'interno della propria pianificazione complessiva.


E se mancano soltanto pochi anni alla pensione?

Non tutti hanno la possibilità di iniziare a pianificare a 30 o 40 anni.

Molte persone affrontano seriamente la questione previdenziale soltanto quando si avvicinano ai 55 o 60 anni.

In questi casi, la pianificazione rimane importante, ma richiede un approccio diverso.L'orizzonte temporale più breve rende particolarmente rilevante valutare la disponibilità delle risorse, la sostenibilità degli impegni, i rischi finanziari e le effettive necessità di reddito.

Può essere opportuno verificare la situazione contributiva, aggiornare le stime previdenziali e riconsiderare l'organizzazione del patrimonio.

Non sempre l'obiettivo deve essere quello di accumulare il massimo capitale possibile.

A volte è più importante capire come gestire ciò che si è già costruito, proteggere la liquidità necessaria e pianificare l'utilizzo delle risorse nelle diverse fasi della vita.


La pianificazione non serve soltanto a preparare il futuro.


Serve anche ad affrontarlo con maggiore consapevolezza. La pensione non è soltanto la fine del lavoro


C'è un ultimo aspetto che considero particolarmente importante.

Spesso immaginiamo la pensione come un traguardo: l'ultimo giorno di lavoro, la conclusione di una carriera, l'inizio di una nuova fase.Ma la pensione non è un singolo giorno.

È un periodo della vita che può durare molti anni e durante il quale desideriamo continuare a coltivare relazioni, interessi, progetti e autonomia.

Prepararsi significa quindi riflettere su come vorremmo vivere quella fase.

Quali spese avremo?

Quali impegni diminuiranno?

Quali potrebbero aumentare?

Quanto vorremmo destinare ai nostri progetti personali?

E quali risorse desideriamo conservare per eventuali necessità future?

Non possiamo conoscere con certezza tutte le risposte. Possiamo però iniziare a porci le domande giuste.


La scelta più importante è iniziare a informarsi

Non esiste un'età universalmente corretta per cominciare a occuparsi della propria pensione.

Esiste però un principio che vale per tutti:


Prima conosciamo la nostra situazione, maggiori possono essere le possibilità di valutare e programmare le scelte future.


La pianificazione previdenziale non è soltanto una questione di contributi, fondi pensione o investimenti.

È un percorso che collega il presente al futuro, mettendo in relazione ciò che siamo oggi con la vita che desideriamo costruire domani.

Come consulente finanziario, ritengo che il primo passo debba essere sempre l'ascolto e l'analisi delle esigenze personali.

Comprendere gli obiettivi, valutare le risorse disponibili e individuare eventuali necessità di integrazione permette di costruire un percorso coerente con la propria situazione e con il proprio profilo di rischio.


Perché la pensione non si prepara quando manca poco.

Si prepara quando iniziamo a prenderci cura del nostro futuro.


E forse la domanda più utile da porsi oggi non è quando andrò in pensione?


Ma come voglio vivere quando ci arriverò?


Roberta Siciliano

Personal Financial Advisor Fineco


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Ricevo a Torino e offro consulenza anche da remoto, su tutto il territorio nazionale.


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